Warning: array_shift() expects parameter 1 to be array, boolean given in /web/htdocs/www.claudiocalia.it/home/config/ecran_securite.php on line 283 "E' primavera" - Intervista congiunta con Toni Negri e Claudio Calia - Claudio Calia ...fa fumetti e siti internet.
 
 
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25 maggio 2008

"E’ primavera" - Intervista congiunta con Toni Negri e Claudio Calia

a cura di R. Bottazzo, Carta Settimanale, maggio 2008

L’appartamento di Toni Negri è proprio come uno se lo aspetta. Con la cucina divisa in due per far spazio all’ultima mareggiata di libri e le finestre spalancate sui tetti di Venezia per far entrare ogni refolo di un’altra indescrivibile primavera lagunare.

Claudio Calia ed io, abbiamo raggiunto il “cattivo maestro” per antonomasia dopo una lunga passeggiata per calli, campielli e bacari, “ciacolando” - tra uno spritz al bitter e uno all’aperol - del suo ultimo libro a fumetti che ha intitolato, giust’appunto, «E’ primavera». Il volume edito da BeccoGiallo, mi racconta, è nato da una mezza dozzina di pomeriggi trascorsi a parlare con Toni Negri. A parlar di cosa? “Mah... praticamente di tutto: della sua vita, della sua filosofia, dei suoi amori, delle rivoluzioni fatte e di quelle ancora da fare... devo dirti che, quando abbiamo cominciato, né io ne lui sapevamo cosa sarebbe saltato fuori dal mio lavoro. Di sicuro c’era solo la mia voglia di confrontarmi con lui e di ‘scrivere’ quello che mi raccontava con il solo mezzo che padroneggio: il fumetto”.

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Professor Negri, che faccia ha fatto quando Claudio le ha spiegato che la voleva infilare in un fumetto?

TN: Mi è scappato da ridere! Ma subito dopo la cosa mi ha intrigato. Conoscevo già i lavori di Claudio come Porto Marghera; un fumetto maturo, emancipato a forma letteraria che riesce ad andare al di là del semplice segno grafico per assumere una dimensione politica. Ho pensato che la cosa poteva funzionare. Tanto più che sin dall’inizio Claudio ha pensato non solo a puntare solo sulla biografia ma anche sulla possibilità di articolare un discorso, Non dico pedagogia ma certo comunicazione. Ma per piacere, lascia stare il lei e dammi del tu, s’il vous plaît.

Va bene. Che effetto fa leggersi su una tavola a fumetti, come Tex e Topolino?

TN: Intanto il lavoro di Claudio non è confrontabile né con Tex Willer né con Topolino. Semplicemente ha cercato di articolare un discorso usando il fumetto come strumento, come forma comunicativa. E’ come se mi avessi chiesto come fai a vederti in televisione, in un film o in una intervista filmata. Il fumetto è una espressione come un’altra, sta a noi dargli credito di maturità. In quanto al leggermi sulle tavole, ammetto che mi ha fatto piacere. E ti confesserò pure che mi sarebbe piaciuto moltissimo essere dipinto, oltre che da Claudio, anche da maestri come Hugo Pratt o, per citare uno dei miei autori preferiti, Jacovitti.

In Francia, dove hai soggiornato per molto tempo, il fumetto è già considerato una delle tante forme che può assumere quella cosa difficilmente definibile che chiamiamo “arte”...

TN: Sì. Ricordo che abitavo proprio sopra la più grande libreria di fumetti di Parigi. Ma ammetto di non averla frequentata troppo e di non possedere una conoscenza specifica del fumetto. Cosa vuoi? Ho l’età che ho... quando ero ragazzino leggevo il Vittorioso e l’Intrepido. Altre scelte non c’erano sotto il regime fascista. Topolino era pressoché fuorilegge, pure se Mondadori lo pubblicava già. Ma guai allo studente che fosse stato sorpreso con un fumetto Disney nella cartella! Dopo la guerra, ero considerato grandicello per leggere ancora i fumetti che erano ritenuti roba da bambini. Tieni presente che la scoperta del fumetto come genere culturale o anche solo di svago per adulti, comincia tra gli anni ’60 e ’70 sull’onda di riviste come Linus.

RiBot: Claudio, come ti saltato in testa di realizzare una intervista a fumetti?

CC: La mia idea di partenza era quella di portare avanti il progetto di giornalismo a fumetti che ho intrapreso con la realizzazione di Porto Marghera. Con quel volume, anch’esso edito da BeccoGiallo, ho realizzato un reportage a fumetti. Da qui all’intervista, il passaggio è stato naturale.

TN: Io non ho fatto nulla se chiaccherare piacevolmente con Claudio e leggere le sue belle tavole man mano che me le passava per sincerarmi che non ci fosse qualche errore di fatto. Ma la fattura dell’opera e a responsabilità artistica ed espressiva è solo farina del suo sacco.

Senti Claudio, quando ti ho intervistato su Porto Marghera mi hai raccontato che non vedevi l’ora di lasciare il fumetto impegnato per fare una bella storia di licantropi, vampiri e mostri spaziali...

TN: (ridendo) E c’è riuscito!

CC: No, no. Ho rimandato la mia storia di licantropi al prossimo lavoro. L’idea di fare un fumetto con Toni come protagonista era troppo intrigante. Credo che sia anche l’unico esempio di fumetto che racconta di un personaggio ancora vivente dando anche spazio alle sue idee. E’ stata una bella sfida. Tutti son capaci di raccontare le peripezie di, che so?, un cacciatore di coccodrilli, ma la vita e le idee di un filosofo...

Come ti sei trovato ad intervistare Toni che ha fama di essere un mangiagiornalisti?

TN: Io un mangia giornalisti? Veramente sono i giornalisti che hanno mangiato me. Mangiato digerito e poi sputato. Magari fossi riuscito a mangiare qualche giornalista...

CC: Ah... ma io mi sono presentato come un fumettaro. Mica sono un giornalista come te, io!

Non mi ci provo neppure a difendere la categoria. Però, Toni, ammetterai che sei considerato uno che parla difficile. Come trovi il tuo pensiero circoscritto in nuvolette di china?

TN: E’ vero che scrivo difficile ma comunque non più di tutti gli altri filosofi. Ma sono anche uno che nella sua vita ha scritto anche volantini, tanti, tantissimi. Ho scritto anche su riviste di comunicazione destinati a compagni che non dovevano per forza di cose essere laureati in filosofia. Da questo punto di vista quindi non ho trovato una particolare difficoltà ad esprimermi. E devo dirti che il risultato è stato ottimo. Claudio è stato bravo a tradurre correttamente ed efficacemente le lunghe interviste che mi ha fatto. Tiene presente che ultimamente io scrivo anche molto teatro. In francese, in particolare. Anche qui il problema della semplificazione del linguaggio filosofico mi è diventato centrale. Non solamente perché il teatro è già una forma dialogica evidentemente forte ma anche perché la forma di quel teatro che scrivo io è particolarmente dialogica.

Il libro di Claudio pur riassumendo le tue idee politiche e filosofiche, non può essere considerato come un Bignami. Racconta una storia, la tua, che ha anche un tono avventuroso.

TN: E’ un libro coinvolgente che si legge tutto d’un fiato e questo è senz’altro un grande merito di Claudio. Ma ti devo dire che io i Bignami li difendo a spada tratta. Sapessi quanti ne ho letti da ragazzo! Casomai è la maniera in cui li studiano gli studenti ad essere meschina. Ma ricordo ancora con nostalgia soprattutto i riassunti delle grandi opere, come l’Eneide, che erano fatti molto bene. Chiaro che si perde il gusto di leggere la poesia, ma non è mica detto che al liceo tu debba per forza leggerti con gusto la poesia. Io ad esempio, ho scoperto Ovidio e Lucrezio tanti anni dopo. Al liceo si studia purtroppo solo per passare l’interrogazione e i Bignami vanno benissimo. Vedi... io detesto l’idea della scuola o della letteratura come di qualcosa di intoccabile. Al contrario, tutto è toccabile e trasformabile. Tutto può essere utilizzato per essere tradotto in spettacolo teatrale o, per l’appunto, in fumetto.

«E’ primavera» si chiude con una tua forte critica alla sinistra parlamentare di cui hai sottolineato la mancanza di prospettive future. Claudio ti ha intervistato e ha disegnato le tavole quando ancora la sinistra parlamentare c’era. E’ stata più una profezia o una liberazione?

TN: Guarda che anche se è stata buttata fuori dal parlamento, la nostra sinistra è ancora parlamentare; intanto perché il parlamento continuerà a passargli ancora soldi per i prossimi due anni, poi perché è parlamentare nella testa. Continuano e continueranno a pensare che le cose non siano né criticabili né modificabili al di fuori di quelli che sono gli strumenti istituzionali che la politica gli offre. Il nuovo scenario, che non posso certo definire una liberazione, apre al contrario prospettive pericolose perché metteranno in atto tutti i tentativi possibili per arruffare qua e là quei pezzi di movimento che sono in libertà e che, loro sì, hanno una autentica vocazione extraparlamentare, alternativa e costituente.

Ma non è quello che hanno fatto fino ad ora?

TN: Sì. Ma adesso avranno meno soldi e quindi saranno più aggressivi.

Ultima domanda per Claudio. A quando la serie a cartoni animati come per Rat Man?

CC: Ah, questa la vedo proprio dura! Ma per una prossima edizione in lingua francese ci sono migliori possibilità.

- E’ primavera, intervista a Antonio Negri - Il libro da scaricare gratuitamente